CRONACA «Abbiamo bisogno di collaborazione, non ostilità»

IL CASO. Uno stabile abitato da oltre 50 famiglie ospita in un appartamento persone con disagi relazionali e psichici.
C’è una cooperativa sociale, in condominio sale la protesta. Convivenza difficile con episodi limite, l’ultimo una fuga di gas per una dimenticanza. «Potevamo esplodere». Self Help: «Abbiamo bisogno di collaborazione, non ostilità»

Quando si entra nel terreno della disabilità e delle dipendenze – insomma nel campo della fragilità umana – occorre andar cauti con i giudizi. Cercheremo di raccontare questa vicenda in modo per quanto possibile imparziale, poiché tutto ruota attorno a persone deboli, in fase di disintossicazione da droga e alcol, con problemi psichici e con handicap mentali e fisici, spesso abbandonate dai parenti. Le segnalazioni del caso ormai sono numerose. In via Albere, al confine fra le Golosine e lo Stadio, c’è un grande condominio abitato da oltre 50 famiglie. Uno degli appartamenti più ampi appartiene, da circa dieci anni, alla Self Help: una cooperativa sociale che opera nel Veronese, e anche in altre città, nell’ambito dell’assistenza a individui con gravi problemi sociali. Qui convive una decina di utenti della Self Help: nei giorni feriali è seguita dal personale della cooperativa, ma la sera e nei week-end si deve autogestire. Gli! altri residenti del condominio sono al limite della sopportazione. Affermano che quel gruppo di persone – in prevalenza uomini, fra tossicodipendenti in cura e malati psichici – disturba e soprattutto mette in pericolo l’intero stabile. Riccardo Gardini, rappresentante della Nova Sudio, la società amministratrice del condominio, e lui stesso residente, racconta: «Non si contano le notti in cui siamo noi a dover aprire alle ambulanze che arrivano per le ricadute degli utenti della Self Help. Altre volte i pazienti perdono l’orientamento fra i corridoi dello stabile, scambiano gli androni per wc, e li sorprendiamo con i pantaloni abbassati». La quotidianità è fatta di «urla che nessuno placa, escrementi non raccolti sui pianerottoli o nel giardino, atti osceni. E quando manca la sorveglianza, i tossicodipendenti riescono a procurarsi alcol e droga, che poi consumano sotto i nostri occhi. Nulla contro quelle persone, sia chiaro. Ma la Self Help non ci ha forni! to prove, se non a parole, che non ci siano pericoli per noi e! i nostri figli. Un condominio non è il luogo adatto per questo tipo di attività». Fra i tanti episodi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata domenica scorsa. Un signore che abita nell’appartamento adiacente alla piccola comunità, rincasando, ha avvertito una forte puzza di gas. «Il corridoio ne era saturo», racconta. «Ho provato a individuare la fonte. L’odore diventava sempre più marcato man mano che mi avvicinavo all’alloggio della Self Help. Ho bussato più volte ma nessuno rispondeva». Sono arrivati i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, i tecnici dell’Agsm. Dopo aver cucinato, uno dei ragazzi in terapia antidroga non aveva spento bene il fornello, poi risultato sprovvisto di termocoppia al controllo dei pompieri, ovvero del dispositivo (purtroppo non ancora obbligatorio) che blocca la fuoriuscita accidentale del gas. Il vicino, esasperato, esclama: «E cosa ha detto, il ragazzo, quando finalmente siamo riusciti a farci aprire! la porta? “Ah, ecco perché avevo mal di testa”. Non capisce che ha rischiato di far esplodere il palazzo!». L’Agsm ha interrotto la fornitura di gas all’appartamento fino a quando non sarà installato un piano cottura più sicuro. Ma lo psichiatra Paolo Vanzini, coordinatore della struttura, ridimensiona il problema: «I nostri assistiti vivono da anni negli appartamenti. Non è mai successo nulla. Da quando la legge Basaglia ha abolito i manicomi, si sono affermati percorsi di assistenza con l’inserimento sociale di queste persone, anche se forse qualcuno le vorrebbe ancora ghettizzate e nascoste». «Non nego possa emergere qualche attrito con i vicini. Abbiamo redarguito il ragazzo che ha dimenticato il fornello acceso. Per calmare i residenti possiamo intensificare i controlli e dare la certezza che gli impianti sono a norma. Dobbiamo uscire, però, dalla logica che vuole i problemi sempre “fuori dal mio giardino”. Self Help svolge un’attività utilissima, ! e ha bisogno di collaborazione, non di ostilità». Ma i residenti! replicano: «Troppo facile parlare quando non si convive 24 ore al giorno con quelle persone, come tocca a noi. Di fatto, si tratta di individui imprevedibili, non adeguatamente sorvegliati. E noi abbiamo veramente paura».

«Lamentele da capire, ma queste iniziative sono da sostenere»

Un condominio è un luogo adatto per un percorso di recupero? Oppure, come sembra succedere in via Albere, alla fine le tensioni prevalgono sui tentativi di inclusione sociale? Il direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 20, Silvio Frazzingaro, chiarisce: «Le persone con disagi sociali o psichici arrivate negli appartamenti hanno già compiuto un iter che, in più tappe, le ha portate a riappropriarsi quasi del tutto della propria autosufficienza. Vengono visitate durante il giorno dagli operatori, ma per il resto del tempo sono in grado di gestirsi da sole. Ultima tappa sarebbe il ritorno in famiglia, ma non sempre è possibile». E la fuga di gas? «L’auspicio è che le residenze siano dotate di ogni presidio di prevenzione e sicurezza. Questa, però, è una disattenzione che capita a tante persone ogni giorno, ma fa scandalo solo quando viene commessa da un soggetto con uno stigma sociale. Non mi meraviglio che i vicini si lamentino! . Succede sempre così sia nei progetti di residenzialità sia nell’inserimento lavorativo». «Purtroppo, dopo la chiusura dei manicomi e di altre strutture di isolamento, è sopravvissuto il timore e il biasimo nei confronti di persone con questo tipo di trascorsi e problemi. È una lacuna culturale che ci portiamo dietro, e che si vorrebbe combattere con iniziative buone come quella della Self Help, con la quale l’Ulss 20 collabora in modo efficace. Ci vorranno ancora tempo e lavoro». A onor del vero, nel 2009 il predecessore di Frazzingaro, Angelo De Cristan, commentando lo stesso caso aveva dichiarato: «Lavoreremo per trovare la forma migliore al fine di continuare quest’attività nel rispetto delle esigenze di chi vive nella zona». Dopo anni, l’impressione è che si debba ancora trovare la chiave per distendere gli animi.

Giornale L’Arena, giovedì 19 giugno 2014

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