Michela e Maurizio sposi per vincere il disagio mentale

sposi

ARZIGNANO. Una storia di straordinaria normalità al centro Arcobaleno

C’erano il sole, i fiori. Il municipio di Arzignano pieno e il vicesindaco commosso a celebrare le nozze. Gli applausi e il coro di rito “Bacio, bacio”. La torta da tagliare. I parenti emozionati e gli amici, tanti. Soprattutto quelli del centro Arcobaleno di Arzignano, che da vent’anni opera come struttura di riabilitazione del dipartimento di psichiatria dell’Ulss 5 Ovest Vicentino.

Insomma, dettaglio più dettaglio meno, c’era tutto quanto ci dev’essere quando due si sposano. Ma quello di Michela, 42 anni, e Maurizio 50 anni, è stato un matrimonio speciale, celebrato nei giorni scorsi dopo sette anni di convivenza. I motivi sono tanti. Una malattia sconfitta. Una storia d’amore semplice e bella, di straordinaria normalità. Sì perché nel loro passato ci sono stati anni difficili, trascorsi a lottare contro la malattia mentale che si è manifestata quand’erano ragazzi, fino a doversi sottoporre entrambi a un periodo di ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Montecchio. Da dove sono usciti per essere affidati agli operatori del centro Arcobaleno.

Un disagio, quello mentale, i disturbi paranoidi, dei quali spesso non è facile parlare. Ma che se ben curato evolve in modo positivo. La coppia di sposi ha però deciso di rompere questo tabù e di affrontare il tema a loro molto vicino. «Dopo il ricovero in ospedale ci siamo conosciuti e abbiamo fatto amicizia frequentando il centro Arcobaleno. Maurizio era un paziente veterano, Michela è arrivata nel 2000. Qui il nostro sentimento è diventato qualcosa di più profondo, di pari passo mentre avanzava il nostro percorso di riabilitazione. Abbiamo trovato un supporto per guarire ma soprattutto per ricostruire la nostra vita. In questo viaggio l’affettività e l’amore sono stati una terapia positiva in più» spiegano i novelli sposi. Come loro moltissimi altri, in questi vent’anni di attività del centro, si sono riabilitati. Altre due coppie si sono incontrate e hanno iniziato un percorso comune di vita e affetto.

Oggi Michela e Maurizio hanno una casa e un lavoro fisso, lui fa l’operaio da diversi anni mentre lei accudisce la casa, supportati in modo costante e discreto dagli operatori dell’Ulss 5. «Dalla comunità alloggio del centro Arcobaleno siamo passati ai gruppi appartamento, dove vivevamo in più d’uno. Fino alla possibilità di convivere finalmente noi due soli. In un’abitazione tutta nostra, messa a disposizione nell’ambito del progetto del centro Arcobaleno».

«Attualmente – spiega il dott. Stefano Zanolini, psicologo e psicoterapeuta responsabile delle strutture intermedie del dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 5 – seguiamo 57 pazienti attraverso il centro diurno, la comunità alloggio per coloro che non possono vivere da soli o con i familiari, e i gruppi appartamento. Si tratta di 9 alloggi nei quali vivono due-tre pazienti in autonomia, ma con la supervisione degli operatori sanitari. Attraverso queste strutture creiamo i presupposti per un percorso di riabilitazione, perché la nostra esperienza ci dice che la malattia mentale non è qualcosa di incurabile: è possibile il recupero della persona, valorizzando le capacità di ciascuno, spesso trasformando la malattia stessa in una risorsa. La cosa importante è intervenire precocemente: per questo motivo lavoriamo su pazienti ai primi ricoveri, spesso molto giovani».

Luisa Dissegna

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